Parrocchia di Gabbiano

Parrocchia di San Giacomo di Gabbiano

chiesa gabbianoGabbiano pare nominato per la prima volta in un documento del 928, con il quale Opilio patricius Romanorum dona al monastero di Santa Giustina fuori Padova parecchie terre  nel territorio Bolognese. Il nobile dona un coacervo di beni sparso in varie località. Uno di questi appezzamenti era appunto il Fundus Gabianus. La primitiva chiesa si trovava nel luogo detto Canonica, ove tuttora esiste l'edificio, datato 1660. La parrocchia, tuttavia, venne unita dal XIV secolo al 1610 alla chiesa di Valle di Sambro. La chiesa venne restaurata, a proprie spese, dall'allora parroco Giovanni Giacomo Nanni nel 1575, ma tre anni dopo fu lesionata da un terremoto e pochi mesi dopo una frana la demolì.
Fu ricostruita a Palarè dove si trova tuttora, rimaneggiata in stile gotico francese nel 1923 su disegni dell'architetto Ildebrando Tabarroni. Possessi della chiesa sancti Jacobi de Gabiano  sono ricordati negli estimi di Monzuno del 1315. Benvenuto e Bartolino, figli di Domenico notaio di Monzuno, possiedono, elemento di distinzione dalla quasi totalità della popolazione, una cassa in muratura a Gabbiano.

Nel 1659 i Riformatori dello Stato di Libertà, organo di governo bolognese, decretarono che Gabbiachiesa gabbiano 1no venisse smembrato da Monzuno, a causa "de molteplici incomodi risultanti" dall'unione. Gabbiano potè quindi creare il proprio massaro e pagare le tasse direttamente a Bologna. Nella seconda metà del XVIII secolo Gabbiano era una comunità della parrocchia di Palarè. Contava 137 abitanti; vi erano due borghetti per un totale di 24 famiglie e 14 case sparse. Nel 1769 era parroco Giovanni Menegozzi.
Nel 1828, e fino all'unità d'Italia, Gabbiano fu appodiato del Comune di Monzuno con alcune frazioni sottoposte: Frasasso, oggi Trasasso, Brigola e Valle di Sambro.

 

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Gabbiano ricorda don Guido Zambrini

chiesa gabbiano 3Sacerdote di profonda fede, e per questo profeta e uomo di carità. I parrocchiani di Gabbiano, comunità del Comune di Monzuno, ricordano così, con amore e nostalgia, il loro ultimo parroco, don Guido Zambrini, guida della parrocchia dal 1924 al 1954. E nell'occasione del cinquantesimo della sua morte promuovono oggi, nella chiesa di Gabbiano, una giornata di festa in suo ricordo. Momento centrale sarà la Messa delle 10.30, celebrata da don Marco Pieri, parroco di Monzuno, Gabbiano e Trasasso, e da padre Luigi Faccenda, fondatore dell'Istituto delle Missionarie dell'Immacolata «P. Kolbe»; animerà la liturgia la corale «Aurelio Marchi». Alle 9 verranno presentate due iniziative. La prima è la mostra sulla figura di don Zambrini: un'esposizione, curata dalla famiglia dell'accolito Gianfranco Collina e allestita nella restaurata cantina della canonica, che intende raccontare, attraverso cose e testimonianze, i trent'anni di permanenza del sacerdote a Gabbiano. Il secondo momento riguarda invece la presentazione del volumetto «Don Zambrini. Uomo dei segni, uomo di Dio», curato da don Marco Pieri e Claudio Casini, e illustrato con tavole di Sergio Tisselli e Raffaele Bartoli (nella foto in alto più in basso un'illustrazione). A partire dalle 12 stand gastronomico, e nel pomeriggio intrattenimento musicale. Il ricavato della giornata sarà devoluto a favore delle opere parrocchiali. Don Zambrini è una figura che conserva un posto del tutto particolare nella memoria degli abitanti di Gabbiano. Pur essendo un sacerdote di altissima cultura (era stato chiamato come segretario per le Lettere latine nella Curia di Roma) aveva infatti una straordinaria capacità comunicativa nei confronti della gente semplice del luogo; perfettamente inserito nella cultura popolare del paese sapeva far innamorare di Cristo attraverso l'efficacia delle opere e delle parole. Di lui si ricordano tanti aneddoti, taluni avvolti in un'aurea di mistero e santità, in parte raccolti nel volume che oggi viene presentato. Si racconta, per esempio che fu grazie alla sua preghiera che venne scongiurata una rovinosa tempesta che distrusse i raccolti dei paesi limitrofi. O ancora di come riuscì ad allontanare un battaglione di tedeschi che intendeva dare fuoco alla borgata, parlando con l'ufficiale in comando e indicandogli fatti e persone della sua vita in Germania che non poteva conoscere. Tanti sono anche i gesti di carità che si ricordano, come la scelta di tenere sempre aperto il suo granaio, perché tutti vi potessero attingere quando e quanto volevano.

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Monday the 14th.